Piacevoli Sorrisi

Questa sera, dopo molto tempo, ho rimesso le scarpe da corsa ai piedi. E’ stata una corsa alla scoperta di nuovi luoghi: i dintorni della casina nuova.

Questa sera è comparso un altro bel sorriso sul mio volto. E’ il terzo in pochi giorni, che spontaneamente mi ritrovo sul viso e che mi godo.

Questa sera ho scoperto un nuovo punto a favore di questa casina. I dintorni. La corsa è stata breve, una scarsa mezz’ora, ma dal momento che sono fermo da molto tempo è stata più che sufficiente e soddisfacente.

Questa sera la corsa è stata bellissima. Non per i tempi, non per la prestazione, ma per il contesto. E’ stato il tipo di corsa che non godevo più da tempo. Dalla casina posso andare a correre  finalmente in mezzo ai campi, in riva ad un canale, tra spazi aperti. Lontano da strade, puzze di marmitte, rumori di auto. Intorno a me solo campi, piante di granoturco, erba, tulipani e fiori di campo. Stradine con l’erba alta, che hanno segnato per bene le mia gambe e riempito le mie scarpe di spighe, foglie e residui erbacei vari.

Sperso tra i campi, mi sentivo come ai tempi in cui correvo a Cavallino, in riva al canal Casson. Il sole tramontava e ne ho potuto ammirare tutti i colori, senza interferenze urbane. Una corsa un po’ più faticosa, saltellando tra erba alta, piccole buche e sassi vari. Una corsa respirando a pieni polmoni, senza musica, senza rumori forti vicini. Solo qualche casa tra i campi, qualche abbaiar di cani per il mio avvicinarmi ai loro confini, il cinguettio degli uccelli ed io, a cercar di identificare i vari profumi delle piante e dei fiori che passavano tra le mie gambe. La visione di una specie di airone che prende il volo dal canale con un bel pescione in bocca (povero lui!) è stata una sorta di tocco magico. Mi sentivo quasi in un documentario. Lì è comparso il sorriso.

Certo, tutte cose scontate forse, ma che non apprezzavo da tempo, e che molti non possono nemmeno apprezzare perché invasi da cemento, mura, rumori e smog.

Ho finito la corsa con le gambe rosse, irritate dalle ortiche (ho esagerato lo so, ma vi ricordo che ero in esplorazione dei dintorni) e mentre riposavo seduto sugli scalini di casa, rimuovevo le spighe incastrate nei calzini. La natura è astuta, sappiatelo! Se non avete mai provato a togliere spighe d’erba dai calzini, sappiate che sono come le frecce: non dovete tirarle da dove sono entrate, ma spingerle finché non escono dall’altra parte! Altrimenti sfilacciate tutto il calziono. Segnatevi questa perla di saggezza eh!

La doccia, seguita da un calice di rosso a pregustare una frugale cena, sono state il degno e piacevole completamento della giornata.

Hasta luego

Ivo

N.8

Ho la bellezza di 5 bozze in questo inutile blog, ferme qui ad aspettare che mi decida a completarle.

E’ un periodo intenso, più del solito, per varie attività che sto svolgendo. Ma stasera dovevo almeno concedermi la soddisfazione di averne completata una e di fissarla qui in queste pagine virtuali: ho finito il trasloco.

Stanotte si dorme per la prima volta nella nuova casina. Sono cotto come un biscotto dalla quantità di scale e viaggi che ho fatto per spostare tutto. Altro che montagna, altro che squat, altro che crossfit! Scatoloni, scale, scale scatoloni. Trasloco in tempo record, ma con successo.

Sono arrivato al trasloco n.8. Li ho contati. 8 tralochi, ognuno dei quali con un forte motivo e che hanno segnato momenti importanti, nel bene e nel male della mia vita. E dato che traslocare è davvero una grandissima rottura di palle, spero questo sia il penultimo. Di certo non è l’ultimo, ma mi auguro sia il penultimo.

Per ora sono soddisfatto. Certo, rimane da sistemare tutto per bene, ma l’importante era finire e cambiare. Soprattutto cambiare.

Ad maiora!

Ivo