Monte Teverone

Buongiorno signore e signore escursionisti e non,

oggi parliamo del Monte Teverone, nel gruppo dell’Alpago. L’escursione è proprio piacevole, piuttosto rapida e la consiglio in quanto ottima come allenamento.

Ecco la breve scheda e poi passiamo al racconto, orsù dai!

  • Dislivello: 1300 mt circa
  • Difficoltà: EE (per l’impegno fisico non per altro)
  • Tempo di percorrenza: 5/6 ore (circa 3/3 e mezzo a salire, due a scendere)
  • Cartografia: Tabacco n. 12 (Alpago, Cansiglio, Piancavallo, Valcellina)
  • Partenza: Casera Degnona (mt. 1102)
  • Arrivo: Monte Teverone – Cima de la Busa de Valars (mt. 2345)
  • Da Puos D’Alpago si risale in auto seguendo la strada per Cornei e Lamosano, proseguendo poi fino a San Martino. Da quest’ultimo paese seguire la strada che sale alla chiesa e continuare dritti (non per Mussera!) e si troverà “via del Teverone ” che, superato un ponticello, si risale in sinitra e porta, inerpicandosi per un boschetto, a Casera Degnona. Qui si molla l’auto e si sale per sentiero 931 che s’inerpica subito nel bosco del Colon. Dopo una buona mezz’ora si sbuca fuori sulla costa destra del Valars che concede una splendida vista sulla valle. Da qui si risale l’ultimo breve tratto ancora ben inclinato che porta ad una forcella, passata la quale si entra nel canalone ghiaioso del Valars. Si risale ora lungo il ghiaione, tenendosi sulla destra sino ad incrociare i bolli dell’altavia che ci faranno salire ancora più a destra su massi frastagliati ed inclinati. In poco meno di un’ora si arriva in forcella. Si risale ora cercando la via più comoda (non ci sono più indicazioni) con qualche piacevole esposizione verso sinitra e si giunge in un quarto d’ora all cima del Monte Teverone (mt. 2345). Volendo concedersi altra mezz’ora, si torna in forcella e si sale all’altra cima del Teverone (Cima Busa Secca) molto comoda e altrettanto panoramica. Discesa per la stessa via.

Nonostante i vari impegni, nell’ultimo weekend di settembre siamo riusciti a fare un’uscita sui monti dell’Alpago. La zona a me piace molto perché riserva sempre qualche bel percorso, è piuttosto selvaggia ed i panorami che offre non hanno niente da invidiare alle valli più blasonate. Con Nicola quindi s’è scelto di andare sul Teverone (ribattezzato anche “Tenerone” da Giorgia, cosa che smonta automaticamente la severità di questa montagna! umpf!).

Scopro anche in questa occasione che nella vita si cambia.. anche nelle piccole cose! Lo zaino, che una volta usavo preparare con calma e scrupolisità il giorno prima appena tornato a casa dal lavoro, ora è diventato un contenitore “a caso”. Preparato in circa 10 minuti la mattina stessa del giro, ci ho ficcato dentro il thermos con il te (fantastico regalo della mia ragazza), due kiwi, un pacchetto di crackers, la giacca, il kit di pronto soccorso, carta igienica (per Nicola), salviette umidificate, il multiuso (per tagliare il kiwi) e la tabacco n.12. E via! Quasi con disattenzione… sarà che oramai è automatismo, o forse più probabilmente, mi sto impigrendo sempre di più!

Partenza con Nicola ed arrivo in Alpago: si risale per Puos d’Alpago, proseguendo per Chies, Lamosano ed infine San Martino dove infilandoci nella stradina chiamata appunto “strada del Teverone” si arriva inerpicandosi non poco con l’auto sino alla radura (finisce l’asfalto) di Casera Degnona (o Deona), un rudere da ristrutturare con, all’altro lato della strada, una fontana asciutta. Da qui si risale il breve tratto sterrato che sale proprio in direzione della nostra meta e si incontra la tabella indicante il sentiero 931 (mt. 1102).

La salita è subito ben fetente per l’inclinazione e sarà praticamente così per tutto l’itinerario. Questo concede una rapida progressione ma anche una discreta  e costante fatica; è per questo un’ottima occasione di allenamento, oltre che di piacere! Proseguendo per bosco, radici e loppa scivolosa, dato la giornata davvero umida, si sale sino a sbucare in una piccola radura (40 min) dalla quale la vista verso valle è davvero molto bella. Qui si deve affrontare un bel costone erboso che porta finalmente alla spalla destra del ghiaione del Valars. Entrando nel vallone si troveranno dei vecchi ruderi vicino alle rocce sulla destra e un ometto. Il segnavia sale tenendosi sul ghiaione ma si riesce fortunatamente a tagliare un po’ in centro, sull’erba, così da salire senza tante eresie. Giunti verso la fine del ghiaione (2 ore circa dalla partenza), le pareti di roccia si fanno più presenti e si deve fare attenzione che la via sale appunto per queste rocce, tagliando proprio sulla destra. La salita su queste rocce è facile ma bisogna stare attenti perché molto inclinate e scivolose con il bagnato. Da notare inoltre che come la regola vorrebbe, se si fanno cadere dei sassi dall’alto andrebbero segnalati.. Nicola ne ha schivato uno che gli è arrivato come un proiettile per pura fortuna.. E i tipi scendendo, manco ci hanno detto niente.. non se ne sono nemmeno accorti!

Dopo circa un’altra ora di buon faticoso dislivello, si arriva in forcella. Davvero notevole l’impatto: si arriva e ci si deve fermare perché dall’altra parte si va giù quasi in verticale! Da qui si sale sulla sinitra, tenendosi leggermente bassi (non si sale arrampicando per la cresta tanto per intenderci) e girando tra un versante e l’altro, su comoda ma leggermente esposta cengia,  si arriva in circa 15 minuti alla cima de la busa de Valars (mt. 2345) Molto bello il panorama verso valle Chialedina ed il Col Nudo. Si vede anche la cima sorella, verso sud-est. Per arrivarci si riscende velocemente in forcella ed in altri 15 minuti, su facile sentiero per nulla esposto, si arriva alla cima Busa Secca (mt. 2328) dove si trova la croce e si può godere ancora di un gran panorama! Questa cima è molto verde, più ampia e strapienda di “ricordini” di animali selvatici…

Ma il tempo stava peggiorando, vento freddo e nuvole minacciose non ci hanno fatto godere molto quella cima. Non avevamo per niente voglia di bagnarci quindi abbiamo mangiato qualcosa in fretta, stando ben attenti a non pestare i ricordini, e poi siamo ritornati alla forcella. Mentre scendevamo un terzetto ci veniva incontro. Terzetto ben poco compatto visto che erano staccati l’un l’altra da almeno 10 minuti di cammino ed ogni volta che ne incontravamo uno ci chiedevano se avevamo visto gli altri.. Ma dico io, aspettarsi no? Che senso ha andare in montagna insieme e poi non condividere nemmeno questi momenti? Mica è una gara a chi arriva prima!!! Tra l’altro l’ultimo componente era piuttosto stanco, perdipiù finito fuori traccia e si stava incrodando. Un po’ testone dato che nonostante i nostri suggerimenti (ce li ha chiesti lui by the way) continuava a persistere sulla via errata. E dopo averlo seguito pazientemente nel suo reinstradarsi sulla retta via, mi viene pure a dire che ci vede da un occhio solo!!! Mah, io non so, ma c’è gente in giro davvero bizzarra (per usare un eufemismo…)

Passato il fantastico gruppo, siamo ritornati velocemente nel ghiaione che in discesa è stato il solito divertimento: giù come i str##@i e velocemente siamo risbucati nella sella erbosa dove Nicola ha fatto la sua solita sosta tecnica. Ultimo breve tratto e di nuovo nel piacevolissimo bosco (ma scivoloso in alcuni punti!) che con più tranquillità ci ha riportato all’auto. Niente pioggia, solo nuvole a coprire tutte le cime intorno a noi. Ci è andata bene anche stavolta!

Era presto e dato che non è normale per noi finire così presto, ci è venuta voglia di una bella spaghettata! Peccato che l’orario non fosse il massimo (le 2 del pomeriggio) e così dapprima siamo finiti all’agriturismo Cate dove uno scarsissimo tagliere di affettati e formaggi non ha minimamente soddisfatto le esigenze dei nostri stomaci. L’idea era fissa sulla spaghettata, ma sempre più remota era la realizzazione dato che si erano fatte le tre. Tornando verso casa ci siamo fermati a Pian Osteria, ma anche qui la cucina ovviamente era chiusa e ci siamo accontentati di un bel paninozzo con salame cotto e poi una fetta di strudel. La voglia di spaghetto c’era ancora ma almeno abbiamo sedato la fame. Piano piano, con la digestione in corso, siamo scesi al mare…

Ivo

Foto sempre >>qui<<