Riassunto delle puntate precedenti

Che titolo dare a questo racconto smarzo? Pensavo “ultima uscita dell’anno”, “Fine 2007” “Tanti saluti a tutti”, o cose del genere, ma visto che è da un bel po’ che non scrivo, ridursi al solo fine anno è pochino.Sembra un po’ un copia/incolla dell’ultimo post di Fabio ma giuro, non era voluto! mi si perdoni per questo…

Dicembre è stato all’insegna del “questa è l’ultima volta per quest’anno che vado in montagna”

Dapprima con Nicola e Davide sul Caulana, dove il buon Davide ci ha fatto un po’ patire perché “No io fino a lì non ci vengo, vi aspetto qui, non me la sento, c’è la neve, nonononono” e poi a forza di spaccargli le scatole, distraendolo ciacolando è arrivato fino in cima. Percorso molto bello e panoramico, partendo dal Pian delle More, risalendo la Val Grande senza particolari difficoltà in circa 900 mt di dislivello, e percorrendo l’ultimo breve tratto in una suggestiva cresta. Il panorama merita veramente una visita a questa cima, e la giornata soleggiata ci ha premiato. Ulteriore auto-premiazione è stata la cioccolata calda con panna che ci siamo strafogati a Piancavallo. Ritornando a Davide, stiamo valutando l’espulsione dal gruppo dei Fantastici Quattro. Per ora è stato degradato a Donna invisibile. Obiettivo del 2008: toglierlo dall’oziosa civiltà e rimetterlo in condizioni umane.

La settimana dopo, io e Nicola, abbiamo ben pensato di fare un giro al cazzeggio nel Cansiglio: giornata balorda. Partiamo per fare un sentiero facile, cambiamo mille volte idea, poi vediamo “la schiena” del Cimon di Palantina e la voglia di farci una cima ci ha sopraffatti. Si piega sulla cresta, tra una sporcata di ghiaccio e neve, dove a cento metri dalla vetta ci fermiamo perché il tempo sembra peggiorare e Nicola, venuto con le scarpe “slick” usurate da miliardi di chilometri, scivola ad ogni passo. La scelta seppure molto dolorosa è stata quella di rinunciare alla vetta. “Tu se vuoi vai fino in cima” mi diceva el paja, ma il De Coubertin che c’è in me mi aveva convinto che “o tutti e due o nessuno” era la scelta giusta. Tornati quasi alla fine della cresta, mentre mangiamo un pasto frugale, ci accoglie una dolce nevicata. Che bello! La mia prima nevicata di questo inverno! Scendiamo rapidamente per evitare di trovarci con le strade innevate. Qualche scivolone da circo di Nicola, la nevicata smette per poi ricominciare ancora più intensa, ed il paesaggio comincia ad essere bello candido. Oramai la giornata è strana ed è appena l’una così ci fermiamo ad un ristorante verso Pian Osteria e ci mangiamo un primo e secondo a base di Capriolo. Il risultato è un blocco della digestione per entrambi tanto che, ritornati a casa, abbiamo cenato a base di minestrina calda, per spingere giù quel maledetto spezzatino con la polenta. Da menzionare inoltre l’eliminazione definitiva degli scarponi “slick” di Nicola, che ho preso e buttato personalmente nel bidone della spazzatura! Bella giornata, balorda ma completa. “E per quest’anno” mi sono detto “di andare in montagna mi sa che non se ne parla più…”

Fortunatamente mi sbagliavo.

Il weekend prima di Natale il buon Fabio mi invita ad una bella gita in compagnia sul Rite. Dopo un anno dalla nostra prima ed unica uscita sul Serva, la coppia Audiografia-Zekkus finalmente si ritrova per gli auguri di Natale. Bella scelta, ho pensato subito, è da quest’estate che volevo andare sul Rite, ma l’ho sempre messo da parte per altre mete. E così sabato mattina io e lui (gli amici nel frattempo avevano tirato pacchi multipli) ci siamo diretti verso nord, con la sua fiammante Golf dotata di impianto a gas… Prima della fatica, una rapida sosta a Longarone per la colazione, per comprare pane (da quel bel visino senza voce che ci ha serviti), e la carne secca buonissima che ho scoperto questa estate nella macelleria del paese, chiamata Pendula. Giornata di sole splendida, fredda in cima ma calda lungo la salita. Le ciaspole sono rimaste ovviamente nel bagagliaio. Neve ce n’è poca, solo nel versante nord e per lo più congelata. Il versante sud è invece verde, asciutto e sembra più fine estate che dicembre. Fabio, che dice di essere fuori allenamento, panzone e bla bla bla, tiene un gran bel passo e mi fa sudare. Arriviamo velocemente in forcella di Val Inferna e da lì ammiro con orgoglio una visione grandiosa dell’Antelao. Si sale poi in costa e si ammira tutta la Val del Boite. Stupenda. Arrivare in cima al Rite è giustamente faticoso: né troppo né troppo poco. Dalla cima la vista è veramente mozzafiato. La valle è incantevole. Un 360 gradi di montagne dal Pelmo alla Tofana di Rozes, al Sorapiss, all’Antelao, poi il Sassolungo di Cibiana, gli Sfornioi, fino al San Sebastiano e il Civetta. Non ho parole. Aveva ragione Fabio, mentre salendo restavo incantato dal panorama che si mostrava tra i rami, lui continuava a dirmi “aspetta a fare le foto.. vedrai dalla vetta!” Foto a raffica. In cima, cercando di ripararci tra le mura del museo di Messner, un venticello gelido ci ricorda che siamo a dicembre. Ci godiamo ciò che abbiamo comprato ed il grande Fabio ha portato un pezzo di grana delizioso ed una grappetta che fa il suo dovere. Brindiamo alle festività ed alla splendida notizia che mi ha dato durante il viaggio. Grande Cioli, per quello che ti ho detto sai che mi ha riempito di gioia un po’ come se fosse accaduto a me. In vetta ci fanno un po’ compagnia due signori, anche loro escursionisti, uno dei quali 70enne. Notevole direi, Fabio ed io non possiamo fare a meno di pensare che speriamo di avere la stessa grinta di quel signore quando arriveremo noi ai 70.. Sperando de rivarghe! La discesa è rapida e per le due, come se fosse estate, ci gustiamo una bella birrozza, seduti sugli sdrai del ristoro Tabia Deona, con il sole che ci scalda il corpo in modo a dir poco sublime. “Beh, per quest’anno abbiamo finito di andare in montagna.

Per la seconda volta, fortunatamente, mi sbagliavo.

Insofferenza è la parola giusta. Così mi sentivo restando a casa e vedendo un sole limpido fuori dalla finestra di casa mia. E per farmi ancora più rabbia, Fabio in quel momento era di nuovo in montagna, al Bivacco Toffolon, sul Messer (bivacco che è ancora a credito di due scatole di tonno da me e Nicola…). Ma come si dice in questi casi, ”mal comune mezzo gaudio” ed un sms di Nicola che recitava più o meno “Ho un bisogno matto di andare in montagna” mi ha spinto a convincermi che per il bene dell’umanità, si doveva andare! La sera stessa, a casa sua, tra una fetta di salame e una pesca sotto spirito (omaggio distruttivo del Nobile) ci siamo decisi a fare un giretto tranquillo. E così è andata. La giornata ovviamente è stata l’unica nell’arco di una settimana ad essere nuvolosa, ma questo non ha guastato il nostro entusiasmo. Destinazione Monte Crep, prealpi sulla sinistra del Piave. Percorso simpatico e divertente di un migliaio di metri di dislivello, che ci ha dato anche qualche grattacapo nel trovare i sentieri giusti, date le differenze tra l’ambiente, la carta (vecchia) e la mancanza di segnavia dove servivano e l’eccessiva presenza dove proprio non servivano. Ma il sempre ottimo senso dell’orientamento di Nicola ha fatto sì che il sentiero lo abbiamo sempre beccato, seppure con qualche su e giù in più. Dalla vetta del Crep, nonostante le nubi grigie e l’aria gelida, l’ottimo panorama ci ha ripagato della fatica. Il pasto frugale, dietro ad una cresta per riparaci dal vento è stato a base di salame, biscotti, panini, arance e the, tutto fraternamente diviso. La discesa ci ha fornito qualche altro grattacapo nel trovare la retta via, e come sempre abbiamo beccato quello che “ne sa di più” e che ci insegna con atteggiamento di superiorità qual è la strada, con nostra grande ferita nell’orgoglio…

Arrivati all’auto ci voleva il premio. Becchiamo l’ultima caffetteria prima di entrare in autostrada e ci scafiamo una bella cioccolata con la panna ed annessa brioche. Peccato che al nostro fianco, una famiglia con 3 bimbi si sta scofanando delle splendide coppe di gelato con i frutti di bosco caldi. Mi alzo, vado al banco e ordino “due coppe come quelle che si stanno mangiando quei bambini viziati”. Facciamo schifo lo so, ma è periodo di festa e si può fare. Buonissima comunque. Nicola al momento di pagare fa pure i meritati complimenti alla tipa (interessante) che però non sembra molto socievole e ci risponde con il minimo delle parole necessarie: “Grazie”. Beh, questa volta è vero, questa è stata l’ultima escursione del 2007.

La sera si finisce a giocare a Tabù (versione puareta, e lo dico solo per far incavolare Giorgia) con la gradita ospitalità di Gino e Silvia. Ovviamente vincono sempre i migliori mentre la frutta sotto spirito si spreca, liquori, pandori e tutto ciò che può rovinare la forma fisica esce dalla cucina di Nicola per entrare nelle nostre panze. Bella giornata, bella serata, quattro bei fine settimana. E non finirebbe qui, ma se scrivo troppo poi rompete e vi passa la voglia di leggere, quindi concludo qui.

Ivo