– Semplicemente Nepal –
4 giugno 2008 by Ivo
Che titolo dare a questa avventura?
Ne avrei tanti in mente, ma nessuno renderebbe l’idea e riassumerebbe i pensieri che frullano per la mia testa. Prima di partire pensavo avrei scritto pagine e pagine di blog e avrei raccontato fino alla nausea il mio viaggio. Ora invece è tutto il contrario. Mi accorgo che raccontarlo non ha un gran valore, almeno per me, o forse più semplicemente, non sono in grado di far capire alle persone che ho di fronte, cosa veramente ho avuto da questo viaggio. E quindi mi limito al rispondere alle domande dirette… Non so nemmeno da che parte cominciare e non ne ho voglia. Sono parole scontate per chi non c’è stato. “Bellissimo”, “Stupendo”, “La gente è fantastica”, “Lasci il cuore in quei posti”, “Commovente”, “Te lo consiglio”, “Panorami magnifici” e via così, una sequela di parole che non rendono minimamente l’idea di questo viaggio.
Sì, lo so, ho fatto un viaggio che hanno fatto in tantissimi, ma mi reputo lo stesso fortunato per averlo fatto. Ho fatto solo 15 giorni e ho assaporato solamente la millesima parte di questi luoghi, di queste persone. Ho respirato la dignità e la semplicità degli abitanti di questi luoghi remoti. Questa dignità che paradossalmente scompare in città come Kathmandu, dove l’occidentalismo cozza profondamente con le tradizioni indo-nepalesi, dove la povertà diventa vergogna e dove si cerca di ostentare ciò che non è necessario e inaridisce la propria personalità .
Più ci si addentra nei paesi “sperduti” e più si riacquista il piacere di parlare normalmente con le persone. Persone spontanee, che non hanno niente e non chiedono niente ma ti regalano un sorriso che vale più di qualsiasi altra cosa. E’ così che è andata. Il mio diario di viaggio è bello pieno, tutto scritto di getto, la sera nelle attesa tra il the e la cena, o poco prima di andare a dormire, con la pila frontale ad illuminare quelle pagine bianche. “Poeta hai finito di scrivere?” mi diceva Elisabetta, mentre io sorridevo e continuavo a riprendere il gusto di scrivere a mano. Il computer è una brutta bestia e ti fa proprio perdere la capacità di scrivere a mano. In questi 15 giorni l’ho riacquistata con un gusto entusiasmante.
Il buon Vacco, mi ha chiesto “Che parola useresti per riassumere questo tuo viaggio?” La mia risposta, dopo alcuni secondi è stata “Toccante”. Ed è vero, anzi più che toccare, ha lasciato un solco profondo nell’anima. Forse perchè è stato il mio primo vero viaggio di questo tipo. Non so e non credo che a tutti quelli che hanno partecipato a questa vacanza (i miei compagni di viaggio) abbia dato lo stesso effetto, ma ognuno ovviamente vive queste cose in modo diverso. Per certo a me ha lasciato tanto, forse perchè in parte l’ho cercato e l’ho voluto…
Non me ne vogliate quindi se non scriverò questo resoconto del viaggio. A chi l’ho promesso ed a chi me lo ha chiesto lo farò personalmente, a voce, così da renderlo più completo. Come mi ha detto CptUncino in quella sua bellissima frase (che dice essere sincera) “quando fa i viaggi si fa saggio e migliora, ma lo vedi solo negli occhi da vicino!” Quindi spero di non deludere nessuno.
Qui voglio riportare alcune delle frasi del diario di viaggio che mi ricordano alcuni momenti di questa bellissima esperienza, ma niente di estremamente personale, certe cose stavolta, me le voglio tenere per me… E se ci fate caso e leggete bene, comunque, con queste frasi, avrete un riassunto più che completo del mio viaggio…
“E’ stato delizioso passeggiare al buio, qui in questa piazza di Boudha, insieme alla gente che in modo così affascinante prega intorno alla stupa. Ancora non mi rendo conto di essere in Nepal… E appena ci penso sorrido come un cretino. La luce è tornata puntuale alle nove, come previsto, ma un po’ mi è dispiaciuto perchè s’è rotta una magica atmosfera…”
“La foschia purtroppo è una costante in questo periodo e non ci permette di ammirare molto il paesaggio. Ma quel poco che si vede è affascinante. Il viaggio in questa scomodissima Toyota per sette ore nel cassone posteriore è stato massacrante. Il sedere è piatto e siamo tutti pieni di polvere… La doccia è una magia, anche se ghiacciata…”
“Lungo il trekking s’incontra gente di tutti i tipi. I portatori sono impressionanti e camminano più veloci di noi, con 40 kg sulle spalle (anzi sulla testa!) e i sandali ai piedi. Piccoli ma massicci. Sange è un personaggio assurdo. Con il suo italiano e mezzo dialetto trentino ci fa impazzire. Siamo fortunati ad avere una guida come lui, soprattutto confrontandolo con le guide degli altri gruppi…”
“Il massaggio di Sange mi ha risvegliato completamente. Ma il rumore del torrente è una dolce ninna nanna e stanotte, stanco e insonne da ieri, crollo a dormire”
“Il paesaggio muta man mano che si sale, ma non sembra di essere a 3000 mt. I rododendri sono ovunque e creano un colpo d’occhio indescrivibile. Oggi ho camminato a due metri dal suolo. Sarà che ho dormito, sarà che sono felice, ma è una giornata magnifica e ho fatto 1200 mt di dislivello senza nemmeno accorgemene.”
“La salita al 4500 di cui non ricordo il nome è stata faticosa ma buona, e sono felice perchè non ho problemi di acclimatazione. Durante la salita è caduto qualche fiocco di neve e questo ha reso ancora più bello il momento. In vetta le bandiere con le preghiere sono splendide. Il vento le agita e crea un’atmosfera da film. Vorrei stare qui un secolo…”
“Non ci credevo, ma i bambini ti conquistano. I loro sorrisi, le espressioni ed il solo saluto con la mano quando ti vedono passare mi mette un nodo alla gola. Con il loro flebile “Namasteeee” ti viene voglia di stringerli tutti, di dare loro tutto ciò che hai, ed invece stupidamente io non ho portato niente per loro. Per fortuna gli altri hanno portato qualcosa. Stefano è il migliore e mi ha fatto morire quando in città ha comprato un vestito nuovo per un bimbo. E’ un grande”
“Complice la mia insonnia da quota e il puntuale risveglio di Elisabetta, abbiamo visto un panorama da favola. All’una di notte, scostando la tenda della finestra, il mondo è bianco. E’ nevicato e c’è una luce bianca ovunque. Si vedono i profili di queste montagne così così… senza parole.”
“Non ce l’ho fatta. Siamo a quota 5033 mt e non sono riuscito a trattenerle, le lacrime. Il mio orgoglio maschile se n’è infischiato, anche perché non ero l’unico… Ho ricevuto senza dubbio l’abbraccio più bello della mia vita. Non ci sono parole per il panorama, per la soddisfazione, per la fatica fatta per arrivare fino a lì, ma è qualcosa di magico. E’ estasi pura. Il sasso sulla cima dello Tserko Ri è posato. Congiungo le mani, poi per un momento mi appoggio a queste pietre e Kami mi fa un augurio, e insieme a me resta per qualche secondo con le mani giunte…”
“Stanotte mi è venuta alla mente una frase di Terzani, che parlando dei grandi antichi uomini che hanno popolato l’Himalaya, diceva più o meno “Nel salire quelle vette di ghiaccio, salivano non con l’idea occidentale di conquistarle, ma di esserne conquistati…”
“Siamo praticamente tutti con il naso rovinato, l’aria fredda, il sole ed il vento ci hanno ricordato che fanno parte di questa natura. Kami, Sange e Baboo sono ridotti anche peggio e li abbiamo riempiti di creme perchè hanno labbra e viso ustionati. Ma loro sono così e non ci fanno caso.”
“Un’altra notte che arriva… il rumore dell’acqua è forte, si sente una campanellina lontana, i sensi sono acuti…”
“Tra mille mosche, farfalle notturne e un mega ragno in camera di Lidia e Camilla, preso a scarpate da Umberto, si va a letto anche stanotte. Ho fatto una strage di insetti… poveri!”
“Oggi abbiamo attraversato il bosco più bello che abbia mai visto. Gli alberi sono alti, contorti, sembrano usciti da una fiaba. Mi vengono in mente film come “Le cronache di Narnia”, “Il signore degli anelli”. I colori sono sublimi, la foschia che passa veloce con il vento crea suggestioni, ombre, giochi strani. Alberi che ricordano forme umane, di colore rosa e viola, rododendri, fiori bellissimi che sembrano essere incollati appositamente per noi. Il muschio è ovunque intorno a questi fusti altissimi e contribuisce a creare nuove forme, nuove fantasie per i nostri piccoli occhi, incapaci di contenere tutte queste immagini…”
“Stamattina la sveglia alle 5:30 è stata un trauma, perchè si stava proprio bene dentro al sacco a pelo e la temperatura è fresca fresca…”
“Il paesaggio cambia nuovamente aspetto. Ora siamo immersi in sassi grigi, innevati. Si sale in cresta, tra scale di massi dai riflessi dorati…Il primo lago compare piccolino mentre il secondo è il mio preferito. Ha una bellissima cascata alla cui base c’è una piccola montagna di neve. I riflessi sono magnifici… Il terzo lago, il più grande è ancora nascosto ma vicino…”
“Sange ha una tosse bestiale e la esalta ancora di più per farci ridere… E’ una giornata da sclerati, o semplicemente finalmente siamo tutti più rilassati e così di brutto cominciamo tutti ad urlare: ci chiamiamo l’un l’altro urlando i nostri nomi e poi ci pieghiamo a ridere. Poi si passa ai canti di Sange e Dawa. Sarà la stanchezza, la quota o la malinconia che piano piano arriva e ci fa godere questi ultimi giorni di trekking…”
“La giornata è volata via, tanto che l’ultimo tratto di trekking lo faccio al rallentatore, e non sono l’unico a pensarla così… vado piano, ogni scusa è buona per fermarsi, nonostante il buon Kami sia sempre dietro di noi a dirci “ndemo, ndemo!”. E’ l’ultimo giorno di vero trekking. Domani si scende ma il bello, il nuovo, il godibile, era fino ad oggi. Mi godo ogni instante, in compagnia, e vorrei scontatamente poter fermare il tempo, o almeno rallentarlo, imprigionarlo in questi semplici passi, odori, sensazioni, sorrisi…”
“Oggi si riscende a Dunche. E’ una giornata strana, si scende tranquilli, raccolgo sassi, faccio qualche foto, scambio qualche parola. Ma la malinconia mi ha già preso e penso a mille cose, mille frasi. Di tornare a Dunche non ne ho proprio voglia ed il pensiero mi fa già venir voglia di andare direttamente a casa. “
“E’ l’ultima sera con i portatori. Mangiamo per la prima volta tutti insieme. Ci ringraziano, per il viaggio, per i regali, si scusano di tutto ciò che non ci è mai mancato, e ci hanno fatto persino una torta con le candeline. Si canta, cantano un sacco, persino il piccoletto silenzioso stasera canta ed ha una voce incredibile. E’ ancora più malinconico il tutto, ma è bello, piacevole, e le lacrime di alcuni di noi, del giorno dopo, per gli ultimi saluti sono la prova che non siamo venuti qui per conquistare, ma per farci conquistare…”
“Il ritorno a Kathmandu, dopo un altro viaggio di sette ore di fuoristrada, è un vero trauma. Già in periferia, cominciando a risentire clacson che suonano, caos, confusione, smog, mi viene la nausea e sembrano già lontani i giorni passati all’ultimo lodge, verso i laghi sacri.”
“L’ultimo giorno piove al mattino, quasi a riflettere il mio stato d’animo. La giornata è un’altra scheggia… tutto di corsa, anche lo shopping a Thamel. Corriamo perchè non abbiamo tempo. Dentro e fuori per tutti i negozi, contrattando e comprando qualcosa, vorremmo tutto ma non c’è spazio, non c’è tempo e abbiamo il limite di peso del bagaglio. Compro qualche souvenir per gli amici, ed un gentile negoziante mi fa pure un regalo perchè gli ho lasciato cinque rupie di resto (5 centesimi di euro!) Che bella gente, veramente.”
“Dopo lo chock iniziale, a Thamel ci passerei anche qualche altro giorno, da turista, per vedere tutto ciò che c’è da vedere, e passare qualche notte in piedi, nel caos di questa zona. Ma non è questo il viaggio, non è questo che cerco e che voglio in questi giorni…”
“L’ultima sera con Sange e la moglie è stata piacevole, ci siamo scambiati i regali, ma ovviamente quelli che ci hanno fatto loro sono molto più belli e significativi e ti lasciano l’ennesimo marchio nel cuore. Domani si parte, facciamo le valigie fino a tardi cercando di farci stare tutto. La mia è anche mezza rotta ma fa il suo sporco lavoro. Si dorme bene perchè siamo stanchi…”
“Ultima colazione, ultimi sguardi. Si parla di tutti gli acquisti che avremmo potuto fare, di quelli fatti, delle cartoline da spedire, di come abbiamo mangiato bene per tutto il viaggio, dei portatori, di tutto insomma, quasi a voler riassaporare un’ultima volta tutti i giorni passati in questo mondo. Ma c’è anche voglia di tornare a casa. La città non fa per me ed ho anche voglia di rivedere un po’ gli amici, la famiglia, le persone care…”
“Il viaggio per l’aeroporto è stato veloce, nonostante il solito “controllato caos” delle strade di Kathmandu. Riprendiamo possesso dei nostri bagagli e diamo l’ultimo saluto a Sange, sempre sorridente, che ci lascia all’ingresso dell’aeroporto. Un piccolo grande uomo. Ultima tassa, ultimi documenti da compilare, e poi l’attesa per il volo. Finalmente a bordo, nonostante il ritardo di quasi un’ora. Ho il braccialetto di Camilla al polso, la collana di Elisabetta al collo, ed il taglio all’avambraccio come ricordo della città … Guardo un film, scrivo in questo libretto gli ultimi pensieri. Oggi è malinconia pura, tanto che mi chiedono se sono arrabbiato con loro… No di certo, ma il viaggio è finito, e penso già alla prossima meta…”
Non preoccuparti, good night, namaste!
Ivo
Questo articolo è stato inserito mercoledì 4 giugno 2008 alle 22:51 ed è salvato nella categoria Riflessioni, Viaggi. Puoi seguire tutte le risposte con RSS 2.0 feed.

(4,00 out of 5)
5 giugno 2008 alle 10:26
Ho letto tutto di un fiato.
- Semplicemente Bello -
I ritagli del tuo diario si lasciano gradevolmente interpretare… e con le tue foto in mente, riesco proprio ad immaginarti in quei luoghi.
5 giugno 2008 alle 11:02
Per citare il mitico Vasco….”Si, stupendo….”
8 giugno 2008 alle 21:37
Son contenta che tu abbia tenuto diario!
Capitana
17 aprile 2009 alle 15:29
avevo nostalgia………..