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Il bivacco di Ivo Mayer…

L’emozione dell’attesa

1 luglio 2008 by Ivo

Da molto non scrivo, ho una voglia matta di scrivere, ma passo otto ore della mia giornata a lavorare, un paio in spostamenti che ogni tanto unisco alla lettura, sei/sette a dormire, un paio per mangiare e le altre, ultimamente, sempre al telefono!

Il buon Cioli direbbe, anzi ha detto “…Poi che casso gavè da dirve per star tre ore al telefono???…” Come biasimarlo?

“Buongiorno sono XYZ, il capotreno che a nome di Trenitalia vi da il benvenuto a bordo dell’Eurostar 9481… “ – e poi un bell’inglese marcio di chiara origine italiana – “Dear guestsss I’m XYZ, welcome to Eurostar Nainforeituan…”

Il tempo vola, veramente. Questo weekend facevo i conti. Contavo le ore del giorno: 24 (per chi ancora non lo sapesse) Sembrano tante, eppure, volano. Volano talmente veloci che nel momento stesso in cui pensi “quanto manca?” è già passato il momento…

Questo weekend è balenato come un lampo, anzi come un treno ad Alta Velocità! I “nuovi” treni “AV” di Trenitalia che ti portano in giro in poche ore. O almeno così dovrebbe essere. Alla fine sono la versione “updatata” degli Eurostar. Uguali identici, con le prese elettriche sotto il tavolo, l’aria condizionata, la tendina parasole elettrica e sempre lo stesso esiguo spazio per le valigie ed i sedili fissi e scomodi. Ma tanto si viaggia in poche ore e quindi a cosa serve avere i sedili comodi? Se poi ci si mette anche l’aria condizionata a non funzionare, in questi giorni di caldo torrido, ti passa la voglia di usare i mezzi pubblici. Ma la voglia non è passata nel mio caso. Adoro prendere il treno. Non l’ho mai usato per pendolarismo o lavoro. Sempre per viaggi, brevi o lunghi che fossero, ma sempre per viaggi, perlopiù piacevoli. E quindi il contatto con il treno mi lascia sempre un bel profumo di vacanza, di libertà, di fuga verso qualcosa di piacevole. Già quando sono in stazione e lo aspetto mi sento emozionato, pronto per la “gita”, come ai tempi della scuola…

“Si avvisano i gentili passeggeri che stiamo per raggiungere la stazione di Bologna….” “We inform our guestswzz that we’re approachingsgsw Bolognas Stasionsszsww… Thank you!”

Oggi poi è ancora più comodo. Ticketless è la parola d’ordine. Sfogli gli orari in internet, acquisti il tuo biglietto “virtuale” e ti arriva un bel sms al cellulare con tutti i dati che ti servono. Sali sul treno senza timbrare niente, ti siedi e dopo qualche fermata ti passa il capo treno e tu gli dici le ultime due lettere del PNR.. C’è sempre qualcuno che ti guarda come se venissi dalla luna, non sapendo di questa possibilità. E tu ti senti un po’ più figo per questa distinzione…

E’ banale ma l’attesa è la parte più eccitante. Certo sempre se si attendono cose belle. Ci ho riflettuto un po’ e preso dall’euforia e felicità di questi giorni, per un momento non avevo pensato che l’attesa può essere anche per gli attimi tristi, brutti. Ma non ci voglio pensare, nemmeno un po’. Solo momenti felici.

“Attenzione!…” - Shock della gente che si è appisolata con la testa appoggiata al finestrino! - “..avvisiamo che nella carrozza numero quattro è disponibile il servizio bar” “Dear guestsssww on coach number three, ehm four, you can find the barsssww servisssszzss. Thank you”!

L’attesa è così piacevole che quasi passa in secondo piano il vero momento che attendevi così ansiosamente. Quante volte ho atteso?

L’attesa di un incontro… cercando di programmare le date, le ore, gli incastri possibili e poi finalmente il programma chiaro e finale. Però ti si sballa per un qualche motivo esterno e devi riprogrammare tutto. E finalmente arriva il momento poco prima dell’incontro. E lì la tensione è palpabile, manca pochissimo, hai passato una settimana, quindici giorni, un mese ad aspettare quest’attimo, l’incontro e quando arriva, SBUM! L’attesa svanisce in due secondi. Che emozione eh?

L’attesa di un sms o di una telefonata. Lì a guardare il telefono ogni due secondi. “E che cavolo aspetta a chiamarmi?” “Se non chiama tra un secondo, chiamo io”. “Magari disturbo… aspetto un altro po’”. “Non chiama perchè sicuramente ha avuto un imprevisto”… Trilla il telefono ed è un sms… “Eccolo! sapevo che mi avrebbe scritto!” poi invece è un messaggio di un tuo collega di lavoro. “Ma vaff!!!” Ritorni nell’attesa e controlli il display ogni due secondi perchè ormai sei convinto di non sentire la suoneria. E finalmente squilla, lo squillo giusto, guardi il display ed il nome che aspettavi compare. L’ultimo tratto dell’attesa si consuma nei pochi istanti che passano da quando hai visto il nome, a quando prendi in mano il telefono, lo avvicini all’orecchio (se non hai già messo l’auricolare) e premi il tasto “Rispondi”. E SBUM! Altra botta di adrenalina che se ne và…

“Si avvisano i gentili passeggeri che il treno ha subito un ritardo di nove minuti. Ci scusiamo per l’inconveniente” “We inform our guestsss that we are travellingsss with nain minutsss of delay… Sorry”

L’attesa di un bacio. Lo stato massimo dell’attesa. Lo desideri, lo immagini, lo vuoi e se aspetti ancora un po’ ti baci da solo perchè non ce la fai più. Magari lo aspetti tutto il giorno perchè non sei riuscito a vedere prima la persona interessata o l’hai vista ma non hai modo di poterlo dare, questo bacio. Sì perchè hai la gente in mezzo alle scatole, è un bacio clandestino, e questo rende tutto ancora più febbrile. Riuscire anche solo ad avere il momento giusto, quell’attimo rubato per sentirti vivo. E pensi al gioco di sguardi prima che le labbra si tocchino, appena prima, ai nasi che si avvicinano e poi magicamente si spostano nel verso giusto, uno da una parte ed uno da un’altra. Mai una volta che sbatti il naso addosso all’altro. Se poi sei bastardo dai quel bacio “fuggitivo”, ti ritrai, all’ultimo, ci giochi, ti sposti e le altra labbra restano spiazzate, ancora più desiderose.. ancora attesa! E per entrambi! E ti sposti un paio di volte, tanto che alla fine le altre labbra fanno uso delle mani, ti bloccano e ti baciano con forza perchè non si può far crescere troppo l’attesa! Eh no! E SBUM! L’attesa è esplosa. Senti il profumo della pelle, il tocco morbido delle labbra, il gusto della sua bocca nella tua. Chiudi gli occhi, perchè si chiudono gli occhi! (e chi bacia per tutta la durata ad occhi aperti mah, non l’ho ancora capito) Si chiudono per fissare il momento, per non distrarsi da niente, concentrarsi solo sulle sensazioni che le bocche danno in quegli istanti. Sublime, unico, brutto, bello, indifferente, schifoso… dipende!

Quanto ho atteso in questo weekend! Ventidue ore volate via, ventidueore piene, passate in continua attesa di cose nuove, di scoperte, di conferme, di fame di tutto (compreso il benedetto toast dell’una e mezza di notte…). Tutte le attese sono esplose, finite, cadute, una dopo l’altra, come le tessere di un domino lunghissimo, di quei domino che vedi nei filmati dei guinness.

Poi, come a causa di un sortilegio, sono ricominciate:

L’attesa della partenza, cercando di non guardare l’orologio perchè ora è tornato ad esserti nemico. “Ancora cinque minuti e poi bisogna andare…” La testa fa un accenno di conferma, rassegnato. L’ultimo bacio, l’ultimo abbraccio. E intanto si attende. Ultimi sguardi, ultimi attimi rubati all’attesa di una separazione. Si comincia a ripensare al prossimo incontro, al prossimo bacio, al prossimo tutto. E poi l’attesa di giungere a casa, finalmente, perchè sei sfinito. Cerchi di leggere ma ti ritrovi a fissare il niente fuori dal finestrino, mentre una musica dolcissima del tuo lettore mp3 ti fa ripensare ad ogni attimo di quelle 22 ore. Ce ne vogliono almeno il doppio per ripassarli tutti. Solo in questi momenti il tempo si dilata. E mentre attendi di poterti fare solo una doccia e buttarti di peso nel tuo letto, il tuo vicino di posto vuole attaccar bottone con discorsi insulsi.. Che poi è pure brutto e con una voce fastidiosa.. Ma vabbè, fai un sorriso diplomatico che non costa niente, alzi il volume dell’mp3 e chiudi gli occhi per riprendere a vivere, almeno nella mente, il prosieguo delle 22 ore…

“Si avvisano i gentili passeggeri che stiamo per raggiungere la stazione di Venezia-Mestre” “We inform our guestswzz that we’re arriving at Venezia-Mestre Stasionsszsww… Thank you!”

E intanto aspettiamo che nasca stò bambino…

Ivo

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Questo articolo è stato inserito martedì 1 luglio 2008 alle 00:49 ed è salvato nella categoria Riflessioni. Puoi seguire tutte le risposte con RSS 2.0 feed.

5 commenti su “L’emozione dell’attesa”

  1. Manuel ha detto:

    … certo che se lasci cosi ampio spazio alle libere interpretazioni…. mi costringerai a farti il terzo grado la prossima volta che ti vedo…. seeeee la prossima volta che ti vedo…. me vien da ridar. ciao vecchio!

  2. Ivo ha detto:

    Eh caro amico, hai detto giusto… “la prossima volta che ci vediamo…” Ma quando cavolo sarà!!!
    Un abbraccio vecchio mio!

  3. j.j rambo ha detto:

    Ivo ma che minchia scriviiii??? :-) ricordati quello che diceva un nostro vecchio mentore, “mi ghe credo al casso!!!” (W. Rigato ehehehhe)

    -zio pau-

  4. Ivo ha detto:

    Oh “el pinciador” ogni tanto smette di chattare con le sbarbine in msn e si fa vivo! ;-)
    Dai che una sera di queste mi faccio vivo!(finalmente…)
    Rigato for president!

  5. fabio ha detto:

    che non sei gay ormai lo posso dire per certo. Ma a leggere certe cose…

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